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Empatia, una meravigliosa incognita.

30 Ottobre 2011 , Scritto da admin Con tag #Articoli

 

Mi càpita spesso durante i miei corsi di formazione di parlare d'empatia, quali sono i meccanismi che innescano il processo empatico. Le persone ne subiscono il fascino, ma raramente approfondiscono l'argomento. Eppure saperne di più aiuta.

Aiuta noi stessi e la nostra capacità di entrare in sintonia e d'instaurare una relazione con le altre persone, in ogni aspetto della nostra vita: lavorativa, sentimentale, amicale.

Iniziamo da qui: l'empatia è una forma di sapere congetturale, di proiezione delle proprie immagini mentali sull'altro, o è una magica comunicazione delle anime?

 

L'empatia è il fondamento di tutti gli atti,emotivi,cognitivi, valutativi,volitivi, narrativi, con cui entriamo in contatto con l'altra persona. L'empatia è il modo specifico in cui incontriamo l'altra persona, con cui ci rendiamo conto che tutto il suo essere c'è e comunica.

Per renderci conto di tutto questo attiviamo l'intera nostra sensibilità e  la nostra mente: sensibilità e vita della mente che, integrate e fondate nell'ambito dell'empatia,acquistano caratteri specifici.

 Le attività della mente si colorano emotivamente, le emozioni sviluppano un'intenzionalità verso ciò che sta fuori dall'io che le rende modulabili e dotate di effetti di conoscenza e di guida dell'agire.

 A questo punto, l'empatia può diventare a pieno titolo il termine unitario con cui denominare l'ambito di esperienza entro il quale si danno  le molteplici forme del sentire l'altro, della compassione, del rispetto, dell'attenzione, della cura.

Empatia vuol dire allagare la propria esperienza, renderla capace di accogliere il dolore,la gioia altrui, mantenendo la distinzione tra me e l'altro. 

Secondo Edith Stein, una delle principali studiose dell'empatia, empatia è  "rendersi conto", cogliere la realtà del dolore e gioia degli altri, non soffrire o immedesimarsi in prima persona. Può accadere, come spesso accade, che in un secondo momento avvenga una partecipazione emotiva nella forma del gioire, del soffrire insieme.

Ma ciò può avvenire solo se c'è stata empatia, se l'orizzonte della mia esperienza si è ampliato e ha accolto il dolore, la gioia di un altro.

L'empatia è un'esperienza specifica,non una congettura più o meno probabile del vissuto altrui.

L'empatia è acquisizione emotiva della realtà del sentire altrui: si rende così evidente che esiste altro e si rende evidente a me stessa che anch'io sono un'altra.

L'empatia invita a scoprire quanto di solo apparentemente ovvio e spontaneo c'è in questo"tener conto dell'altra persona".

Essa implica infatti riorganizzare i momenti cognitivi, volitivi della nostra vita.

L'atto empatico ha una duplice natura: è compiuta dall'io in prima persona, ma non consiste di fare esperienza diretta di quell'emozione che rimane inequivocabilmente l'emozione dell'altro.

Il valore dell'altro , di ciò che lui/lei è e vive, e il desiderio, e spesso anche il gusto di questa scoperta, sono il centro dell'empatia.

 

E' possibile a questo punto delineare il movimento empatico nei suo momenti fondamentali: ognuno dei quali permette di scoprire la complessità di entrare in relazione e dischiude la ricchezza e la creatività insite nel sentire l'altro.

- L'emozione dell'incontro: l'altro mi compare di fronte, mi sta di fronte come una cosa, ma non è una cosa, è una persona come me. Ciò che mi sconvolge, mi spaventa e mi incanta è la rivelazione della relazione tra me e l'altro. Vivo innanzitutto il mio essere un corpo di donna che incontra altri corpi di donna e uomini. Tuttavia non riesco a dominare il mio scoprirmi immersa in una trama relazionale che mi lega e mi separa da altri finché mi misura con essa rimanendo uguale, senza liberarmi dell'ingombro dell'immagine che ho di me stessa. Iniziano esperienze di somiglianza e dissomiglianza , di focalizzazione dell'attenzione su un aspetto del corpo(il volto),di decifrazione delle espressioni e dei gesti (tendere, stringere la mano)

- Immaginare e comprendere. Dopo l'emozione dell'incontro e la scoperta dell'esistere con altri, sento il bisogno di ristrutturare la mia identità. Forse mi illudo che basti rientrare nella roccaforte della mia presunta autosufficienza. In realtà, l'unico modo per tornare a fare i conti con me stessa consiste ormai nel cercare di comprendere l'altro immaginando il suo stato d'animo, le motivazioni del suo agire, la sua personalità. Il ponte verso l'altro viene gettato,se sarò in grado di compiere nell'immaginazione insieme a lui il suo vissuto, di lasciarmi guidare dal suo dolore e dalla sua gioia fino a essere trascinata dentro, quasi vivendo la stessa esperienza, ben sapendo che non mi sarà mai dato di viverla esattamente al suo posto.

- Trasformazione di sé. Arrivo a sentire sentimenti che non mi appartengono; attraverso il riconoscimento e lo scambio reciproco di forza interiore arrivo a sentire la fragile umanità che mi accomuna agli altri e insieme sovrasta me e gli altri.

Bibliografia: Laura Boella, Sentire l'altro- Raffaello Cortina Editore

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E
Per quanto riguarda l'articolo sull'empatia, niente da obiettare. Sono a conoscenza dell'empatia e di che cosa significa e sono anche a conoscenza della proiezione e/o negazione e reputo io stesso che tra empatia e proiezioni, un vero e proprio intreccio tra la psiche e i vari stati emotivi, un intreccio così tale da confonderli, quando si tratta di empatia e di proiezioni. La mia opinione al riguardo sull'empatia e proiezioni è sia una benedizione al tempo stesso una vera maledizione. Ossequi.
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