Il linguaggio corporeo ci rivela?
Ritorno dopo un po' di tempo sul blog. Nonostante l'attività editoriale del blog abbia subìto un’interruzione, per me sono stati mesi intensi, pieni di cambiamenti e di profonda interiorizzazione.
Ho dedicato molto tempo a leggere, ad approfondire temi e argomenti a me molto cari.
Desidero condividere questa illuminante conferenza di Amy Cuddy relativa al linguaggio non verbale e ai suo effetti.
Amy Cuddy parte da due semplici considerazioni:
1) Il linguaggio non verbale guida il nostro modo di pensare e di sentire noi stessi?
2) Sappiamo che le nostre menti cambiano i nostri corpi, ma è anche vero che i nostri corpi cambiano le nostre menti?
Tutto noi ci siamo chiesti, almeno in situazioni importanti come un colloquio di lavoro, una presentazione in pubblico, un esame, che cosa comunichi esattamente il nostro corpo, quali messaggi invii.
L’unico modo per esserne consapevole e prendere nota dei risultati è quello di lasciarsi riprendere in video, magari proprio durante una presentazione.
Vi consiglio di seguire attentamente lo speech di Amy Cuddy e i risultati dei suoi esperimenti in merito.
Mi piacerebbe soffermarmi anche su un altro aspetto.
Quando entriamo in contatto con un’altra persona per la prima volta, siamo quasi sempre influenzati dal suo linguaggio corporeo e tendiamo a formulare giudizi affrettati e approssimativi.
Secondo Daniel Kahnemam, noto psicologo statunitense, il nostro sistema intuitivo fornisce le impressioni che si trasformano nelle nostre convinzioni, ed è la fonte degli impulsi che spesso diventano le nostre scelte e le nostre azioni. Esso dà una tacita interpretazione di quello che accade a noi e attorno a noi. Contiene un modello del mondo che classifica all’istante gli eventi come normali o sorprendenti. È la fonte di giudizi intuitivi rapidi e spesso precisi. E spesso fa tutto questo senza che abbiamo consapevolezza delle sue attività. È anche all’origine di molto errori sistematici delle nostre intuizioni.
Kahneman afferma che la formulazione di giudizi approssimativi avviene a causa della funzionalità del nostro pensiero intuitivo che ci consente di saltare subito alle conclusioni sulla base di prove limitate.
Viene da lui definito con l’acronimo WYSIATI (what you see is all there is), ossia quello che si vede è l’unica cosa che c’è.
La sequenza nella quale osserviamo le caratteristiche di una persona è spesso determinata dal caso. Tuttavia, l’ordine in cui quelle caratteristiche sono disposte conta, perché l’effetto alone accresce il peso delle prime impressioni, a volte al punto di oscurare completamente un’informazione successiva.
Com’è facilmente intuibile, andiamo incontro a errate valutazioni (in psicologia si definiscono bias cognitivi).
Spesso dovremmo solo rendercene conto, prima di sbilanciarci in valutazioni o ipotesi affrettate. O almeno io la penso così.
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