Scrivere a mano
Leggendo questo articolo de La Lettura del Corriere, http://lettura.corriere.it/un-mondo-scritto-a-mano/ mi sono venuti in mente, come una madeleine di proustiana memoria, i miei quaderni della scuola elementare con i dettati e con la votazione sulla grafia.
E’ vero, con l’avvento del computer non si scrive più a mano, la grafia è relegata agli appunti personali di solito raccolti in varie Moleskine, ai post it vaganti, alle liste della spesa.
La nostra scrittura è sempre mediata da una tastiera e da uno schermo, tra l’altro agevolata parecchio dai vari T9 o software d’ortografia che spesso, diciamocelo, ci propongono insulse ridicolaggini.
Il piacere e anche lo sforzo di mettere nero su bianco sulla carta un po’ si è perso. Questo si nota soprattutto nelle nuove generazioni, come sottolinea Eco, la metà dei ragazzi italiani commette errori ortografici e mostra gravi «problemi con la grafia»
Secondo Eco, proprio in un’epoca come la nostra, segnata dalle mitologie della rapidità e del dinamismo, si avverte con maggiore forza il desiderio di ritornare a valori come rigore, disciplina, serietà, lentezza. Sono virtù che confluiscono nella scrittura a mano.
Ecco perché ho molto apprezzato l’iniziativa di Hans-Ulrich Obrist il co-direttore della Serpentine Gallery di Londra, (citato nell’articolo de La Lettura) che qualche mese fa ha cominciato a chiedere a personalità diverse, spesso lontane dal punto di vista culturale e generazionale, di consegnargli una pagina scritta a mano.
”I neoamanuensi hanno donato materiali eterogenei: appunti privati, aforismi, giudizi,meditazioni, confessioni, dichiarazioni, pagine di diario. Ogni «voce» ha accettato con entusiasmo la sfida dello scrivere a mano: ognuno ha lasciato passare qualche traccia di sé. Finora — da metà dicembre 2012 — a Obrist sono arrivati più di 250 «fogli», che sono custoditi in una biblioteca in divenire. Una biblioteca che, quotidianamente, si arricchisce. Non recintata in un luogo fisico, ma immateriale, liquida, gestita grazie a due applicazioni come Instagram e Twitter: basta collegarsi ai profili di Obrist. “
Tra l’altro trovo che la contaminazione di strumenti antichi e pratiche moderne, come la grafia mano e la veicolazione attraverso i social network rendono tutto ciò molto fruibile e anche molto creativo.
Un handwriting in progress.
E a proposito di handwriting, due suggerimenti:
1) leggetevi questo bel pezzo di Michele Boroni (in Twitter @emmebi)
http://lettura.corriere.it/a-lezione-di-calligrafia-la-bella-scrittura-come-brand/
2) Seguite l’hashtag su Twitter #scriviamoamano
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